NEWS E ATTUALITA' AFRICA

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  EGITTO, SI ROVESCIA BUS DI TURISTI - 1 Maggio 2008

Un autobus carico di turisti europei, compresi italiani, e canadesi si è rovesciato e incendiato in una strada
che attraversa il deserto del Sinai.
L'incidente è avvenuto nei pressi di Hammam Feroun, a circa 40 chilometri a Sud del canale di Suez.
Secondo le prime ricostruzioni fornite dalle forze di sicurezza egiziane, otto dei passeggeri sono morti
carbonizzati e almeno 28 persone sono ferite. I feriti, fra cui 7 gravi, sono stati portati in quattro ospedali
del Sinai, fra cui quello di Suez. L'incidente, avvenuto nella regione di Wadi Ghandal, sarebbe stato
provocato dallo scoppio di un pneumatico del veicolo mentre viaggiava a una velocità piuttosto elevata:
l'autista ha perso il controllo del mezzo, che si è capovolto e incendiato. A bordo del bus c'erano 40
passeggeri. La Farnesina conferma la presenza di almeno due cittadini italiani a bordo. Sono feriti in modo
lieve.
I due italiani feriti nell'incidente avvenuto oggi nel Sinai egiziano, Diana Argentieri, 27 anni, di S. Salvo,
e Pietro D'Ovidio, 34 anni, di Cupello, (ambedue le località in provincia di Chieti) erano arrivati a Sharm
el Sheikh, sul Mar Rosso, sabato scorso per una vacanza di una settimana.
"Siamo partiti da Sharm all'1 e mezza di notte per una gita al Cairo. Abbiamo chiuso gli occhi, perché
avevamo paura, l'autobus andava troppo veloce - ha detto all'Ansa, Diana Argentieri - Circa un paio d'ore
dopo, poco prima dell'alba, ci siamo svegliati improvvisamente: il bus si stava rovesciando, siamo riusciti
a saltare fuori, siamo caduti in un fossato e l'autobus subito dopo è esploso e ha preso fuoco", ha aggiunto,
con la voce ovviamente scossa dall'accaduto. "Per terra, c'era il corpo di una ragazza morta.
Sull'autoambulanza ce n'era un'altra che aveva perso un braccio", ha aggiunto. Pietro D'Ovidio, che
viaggiava con lei, è rimasto illeso, mentre lei ha avuto tre punti sulla schiena e sulla spalla per una ferita
che si è provocata fuggendo dal bus. Entrambi sono operai nella fabbrica metalmeccanica Denzo,
in provincia di Chieti.

  DISASTRO AEREO CONGO - 15 Aprile 2008

Sessanta, forse settanta morti. Questo è il bilancio, tuttora provvisorio, di una sciagura aerea che si è
verificata quest'oggi nella Repubblica Democratica del Congo, attorno alle 14.30. Un aereo, partito
dall'aeroporto di Goma (volo sulla tratta Goma-Kinshasa), si è schiantato al suolo poco dopo aver iniziato
il viaggio. Secondo le prime notizie, che, appunto, devono essere confermate, molti passeggeri sarebbero
morti nell'incidente.
Il bilancio è arrivato poi a 85 vittime secondo la stima più alta. In tal caso sarebbero solo 6 i superstiti
tra cui, fatto degno di nota, 2 missionari italiani, scampati dalla caduta del DC-9 della Hewa Bora Airways,
una poco nota compagnia di volo delle numerosissime (oltre 50) congolesi iscritte nella Black list dell'U.E.
(in particolare, lo era da appena 2 giorni). Già lo scorso ottobre vi è stato un altro incidente gravissimo,
quando un cargo della stessa compagnia era caduto direttamente sul mercato della capitale Kinshasa.
L'aereo non aveva passeggeri paganti ma, dato il luogo del sinistro, ha provocato ugualmente una strage.
I missionari sono P. Pierfrancesco Agostinis e Piero Rinaldi. Il primo, di Udine ha raccontato che al decollo,
dopo l'incendio, si è diretto per istinto verso la cabina di pilotaggio e ha trovato la porta aperta.
Padre Rinaldi è rimasto bloccato nella fusoliera, e poi salvato attraverso un oblò. Secondo quello che
Agostinis ha raccontato, al decollo dev'essere scoppiata una gomma. Il pilota ha tentato di atterrare
(più probabilmente non era riuscito nemmeno a decollare), ma la pista era troppo corta. L'aereo è finito
addosso alle casette del mercato: «Non si capiva più niente, l'aereo si è spezzato e ha preso fuoco».
La parte posteriore ha preso fuoco, forse ne sono morti tutti gli occupanti.

  ALLARME MONDIALE PER I PREZZI, A RISCHIO "FAME" 100 MILIONI DI PERSONE
      12 Aprile 2008

Mentre in Italia l'attenzione è mantenuta alta da settimane sulla crisi di governo e sulle elezioni, nel resto
del mondo si stanno verificando importanti eventi che per ora, ma forse non già nel già prossimo futuro,
passano abbastanza 'sottotraccia'.
Come si può facilmente immaginare, se i prezzi aumentano sono i più poveri a subirne gli effetti.
E se questo accade in Italia, che è una delle nazioni del G7, cosa potrà essere delle popolazioni di terre già
povere o impoverite da decenni si può solo definire come 'catastrofe' umanitaria e ambientale.
Tunisia: sono 3 giorni che nella regione mineraria di Gasfa infuriano proteste contro il carovita, che anche
sui beni primari sta attanagliando la popolazione locale.
- Egitto: agitazioni per la carenza e l'alto costo del pane: scontri ad El Cairo tra poveri e forze di polizia.
- Senegal: proteste da Marzo
- Camerun: proteste violente: circa 40 vittime.
- Costa d'Avorio, Etiopia hanno in corso agitazioni tali che il governo di quest'ultima nazione ha organizzato
   la distribuzione di cereali come misura d'emergenza.
Messico e Argentina, Thailandia e Pakistan sono tutte nazioni scosse da crisi alimentari.
Cosa sta succedendo? Non si capisce bene e l'analisi è tutt'altro che univoca: certo è che l'aumento
dei prezzi dei prodotti alimentari di prima necessità sta avvenendo, e molto rapidamente.
I fattori indiziati sono almeno 5, tutti certamente importanti -ma non è chiaro in che misura- nella
formazione del prezzo e della situazione di crisi attuale. Marcel Giugale, della Banca Mondiale elenca le 5
concause: uno è costituito dai sussidi della produzione agricola incentrati sui cosiddetti 'biocarburanti',
nuovo affare per fronteggiare la crisi petrolifera ma catastrofico per la competizione con la produzione
agricola vera e propria. Un altro è l'aumento del costo del gasolio, che da solo contribuisce alla maggior
parte del costo della moderna agricoltura; idem per i fertilizzanti, e poi v'é il consumo di carne che
gli asiatici stanno aumentando, carne che ovviamente non è 'producibile' senza devolvere grandi quantità
di cereali agli allevamenti; infine la speculazione che sta facendo non solo danni materiali, ma anche molta
confusione nell'analisi del problema e delle relative soluzioni. Solo negli ultimi 2 mesi i prezzi sono
aumentati in maniera allarmante, negli ultimi anni sono triplicati e questo causa tali problemi che altri 100
milioni di persone sono a rischio povertà, aumentando dal 3 al 5% il relativo indice.
E' un risultato drammatico, specie se si considera che fino a non molto tempo fa esisteva l'intendimento
di 'dimezzare gli affamati' entro il 2015. Invece la FAO prevede un aumento dei cereali per quest'anno
del 56% sopratutto a causa dei trasporti, che aumenteranno le tariffe del 70%, nonché per le sementi e
i fertilizzanti, con un aumento previsto dal 30 al 70%. Inoltre, non bisogna dimenticare la proliferazione
degli OGM che sono sementi sotto 'copyright' il che causa problemi non di poco conto agli agricoltori.
I quali ultimi stanno abbandonando le campagne per ingrandire sempre di più le città, diventate invivibili
megalopoli circondate da baraccopoli. Questo cambiamento è talmente reale che l'anno scorso, per
la prima volta, il numero dei cittadini ha superato quello degli abitanti delle zone rurali. Alla base vi sono
anche problemi che passano sotto traccia, come le condizioni di molti agricoltori. Si sa che molte aziende
sarde che, per una brutta storia di finanziamenti dichiarati illegittimi dalla Comunità europea, stanno
andando in bancarotta, ma in India non è diverso, tanto che moltissimi contadini indiani si suicidano perché
insolventi. E' per problemi come questi che sono state concepite iniziative quali il microcredito.
La FAO è oramai arrivata a temere una vera crisi mondiale. Anche in Africa, continente culla del genere
umano ma traviato da tremende sofferenze, sopratutto nel periodo post-coloniale (quando di fatto i neo-
Stati si sono ritrovati politicamente estremamente deboli) la percentuale di popolazione che abita in città
è aumentata fino al 50%, e la tendenza è per un rapido aumento. Le campagne vengono abbandonate,
la produttività dei nuovi poveri nelle baraccopoli è ovviamente opinabile (una volta in città sono
sostanzialmente manovalanza a bassissimo costo), e certo non funzionale alla produzione di beni primari.
Gli Stati si stanno indebitando. La Banca Mondiale, ente non propriamente al di sopra di ogni sospetto
e critica, si è premurata adesso di attaccare i biocarburanti come competitori per la produzione di alimenti:
il presidente Robert Zoellick ha detto: «Gli americani si preoccupano di come riempire i serbatoi delle loro
auto, ma c’è gente che non sa come riempire lo stomaco». In realtà anche negli USA esistono decine
di milioni di poveri, ma c'é situazione e situazione, inoltre vanno tenute in conto le difficoltà contingenti:
malattie infettive, siccità, carenza di mezzi di comunicazione. Alla vigilia del G7 di Washington, apertosi
l'altro ieri e senza tanti clamori, Zoellick ha chiesto 'maggiore sensibilità' ai Paesi maggiormente impegnati
in questa produzione. Nel mentre la Banca Mondiale continua tuttavia a finanziare con miliardi di dollari
progetti di grandi dighe (che in Cina stanno provocando problemi a milioni di persone) e impianti a carbone
(certamente non la migliore risposta per la calmierazione del livello di CO2 nell'atmosfera). Sopratutto,
l'Agenzia europea per l'Ambiente ha chiesto all'UE di rinunciare all'obiettivo di produrre il 10% della benzina
verde coi biocarburanti entro il 2010. I biocarburanti sono un motivo di grave preoccupazione nel Terzo
mondo, perché la loro massiccia produzione comporta, specie nelle grandi estensioni come quelle
controllate dai 'Fazenderos' in Brasile, la catastrofica distruzione delle foreste tropicali, vittime di
monocolture atte solo a produrre biodiesel.
Dice Louis Michel, commissario europeo: «Si profila uno choc alimentare mondiale, meno visibile di quello
petrolifero, ma con effetti potenziali di un vero tsunami economico e umanitario in Africa».

  SUDAFRICA: SPERIMENTAZIONE VACCINO CONTRO L'HIV - 10 Febbraio 2007

La prima sperimentazione su larga scala di un vaccino per il virus HIV è stato lanciato in Sudafrica.
Circa 3 000 persone HIV-negative riceveranno il vaccino-test MRKAd5 HIV-1 creato dalla compagnia
farmaceutica Merck. Lo studio verificherà se il vaccino previene le infezioni in coloro che vengono
a contatto con il virus.
Uno studio parallelo verrà condotto negli Stati Uniti e in America meridionale, per confrontare l'efficacia
del vaccino su persone che sono giunte ai vari stadi della malattia. Verranno anche studiati anche
il funzionamento del vaccino nella popolazione eterosessuale e la sua efficacia tra le donne. Una prima
sperimentazione preliminare è stata effettuata nelle Americhe, in Australia e anche in Africa.
Si stima che l'AIDS abbia ucciso 25 milioni di persone nel mondo dal 1981, mentre sono state infettate fra
i 33 e i 46 milioni di persone, dei quali più della metà nell'Africa Sub-Sahariana. Circa sei milioni di persone
sono state infettate nel 2005. La sperimentazione, denominata Phambili ("Andiamo avanti"), sarà
condotta dall'International HIV Trials Network e dal South African AIDS Vaccine Initiative (SAAVI).
Il vaccino è stato sviluppato a partire da un adenovirus, un tipo di virus che causa il comune raffreddore.
Il virus è stato geneticamente modificato per evitare che causi l'influenza o che possa essere trasmesso
da persona a persona. Inoltre, tre geni del HIV sono stati introdotti nell'adenovirus. Quando il vaccino
contenente questi geni viene iniettato nel corpo umano, si spera che il sistema immunitario imparerà
a riconoscere ed uccidere le cellule che contengono il vaccino, sviluppando in questo modo una risposta
immunitaria contro il virus HIV, che contiene a sua volta quei tre geni iniettati nell'adenovirus.
I tre geni, chiamati gag, pol e env contengono informazioni utili a creare le
proteine strutturali della capside, il "guscio" del virus HIV. Il vaccino non contiene i rimanenti sei geni
del HIV che portano il virus a infettare le cellule, a replicarsi e causare la malattia.
Il vaccino non contiene un virus HIV vivo e perciò non può causare alcuna infezione, hanno detto dei
rappresentanti della SAAVI in una conferenza stampa, aggiungendo che il vaccino è sicuro, stando alle
precedenti sperimentazioni e ha prodotto anche una risposta immunitaria contro il virus HIV.
SAAVI ha espresso il suo impegno verso il "più alto tentativo di cura preventiva" per tutti coloro che
prendono parte alla sperimentazione, promettendo loro un'assistenza ad regola d'arte così come alcuni
tipi di cure mediche per tutta la durata della sperimentazione.
La sperimentazione inizia una settimana dopo che un'altra sperimentazione, che utilizza un gel microbicida
chiamato Ushercell, era stata bloccata dopo che più donne che usavano il gel erano state rinvenute infette
rispetto a quelle che avevano utilizzato un gel placebo. Undici precedenti sperimentazioni del gel non
avevano mostrato alcun problema, come ha detto il capo-progetto della sperimentazione in Sudafrica
a Business Day. Si stima che la sperimentazione costerà 35 milioni di dollari, ma la SAAVI sarà aiutata
dalla Eskom e dal governo sudafricano.



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